Palazzo Vecchio

Breve introduzione storica

 

L'edificio Palazzo Vecchio, ininterrottamente da sette secoli centro della vita politica e amministrativa fiorentina, è forse la più efficace dimostrazione di come un simbolo possa sopravvivere, continuando a svolgere una stessa funzione nel tempo, adeguandosi quindi alle esigenze che mutano, e contemporaneamente testimoniare della vita passata.

I1 palazzo che i fiorentini edificarono in brevissimo tempo, al volgere del XIII secolo, corrisponde solo nelle facciate a quello che oggi vediamo. La gran parte di ciò che sta dietro è frutto di una quasi "fisiologica" crescita, a spese dell'abitato circostante di quella che fu nell'ordine la residenza del Comune, della Repubblica, della Signoria e del Gran Ducato.

La costruzione del palazzo per l'abitazione dei Priori aveva coronato un periodo certamente fra i più tormentati, ma anche più importanti per l’assetto politico e urbanistico della città di Firenze. Quel secolo XIII che aveva visto il popolo, organizzato nelle Arti da prima affacciarsi alla vista pubblica e poi approfittando della divisione e delle feroci lotte tra le famiglie dominanti, conquistare il potere. I1 governo del Popolo si riuniva in Santa Reparata, nel Palazzo del Podestà e in S. Piero Scheraggio. Già nel 1285 si era deciso di cercare un luogo adatto alla costruzione di un palazzo che fosse la residenza stabile dei Priori e del Gonfaloniere di Giustizia. La nuova fabbrica doveva sancire la scelta delle nuove istituzioni, rappresentarne in un certo senso l’immagine esteriore e garantire la continuità. Doveva naturalmente ergersi al centro della città, non lontano dai poli religiosi rappresentanti da Santa Reparata e San Piero Scheraggio e da quello civile rappresentato dal Palazzo del Podestà doveva in breve essere il simbolo della pace e dell'unita cittadina raggiunta dopo la sconfitta del partito ghibellino e che vedeva partecipare in varia misura al governo l'aristocrazia guelfa, i ricchi mercanti e il popolo minuto tutti raccolti intorno ai gonfaloni delle arti.

Nel 1299 iniziò la ricostruzione del palazzo. Fu necessario adottare una pianta trapezoidale, per seguire l'andamento dell'adiacente chiesa di San Pier Scheraggio e per utilizzare parzialmente i basamenti delle case-torri preesistenti. Tale soluzione fu poi duramente criticata dal Vasari, che nel XVI secolo dovette dar fondo a tutto il suo ingegno per ristrutturare e riquadrare un edificio le cui mura avevano uno sviluppo tanto irregolare. Si cominciò presumibilmente con edificare la parte sud, dove dovevano alloggiare i Pnori. A questa fu addossata la torre, che utilizzava almeno in parte la preesistente Torre dei Foraboschi, "capitozzata" nel 1250 insieme alle altre case torri. Per ultima si costruì la parte nord e la si poté rendere in squadra, dal momento che in quel punto non si frapponeva nessun ostacolo, essendo l'area spianata per creare una piazza. occorsero più o meno tre anni per ultimare la struttura del palazzo e fu opera non indifferente, considerando le dimensioni: 42 e 48 metri ai merli del ballatoio. L'aspetto esterno era più o meno quello giunto fino a noi, con in aggiunta la facciata posteriore, oggi coperta dai nuovi edifici addossati nel XV e X'VI secolo. Un enorme dado di pietraforte, che si innalzava al di sopra dei palazzi circostanti, con poche aperture in basso ad accerchiare le caratteristiche di fortezza destinata a proteggere le massime istituzioni della città.

Un primo ordine di semplici e strette finestre ad arco dà luce al piano terreno, sormontato da altri due ordini di finestre più grandi in bifora, appoggiate su un marcapiano in pietra serena che corre lungo tutta la facciata. Le bifore in corrispondenza della torre sono cieche, a causa della muratura necessaria a sopportare il peso della sovrastante struttura. Fra i due ordini principali, alcune finestre più piccole e quadrate servivano ad aerare ed illuminare i soffitti delle sale del primo piano. Nel XV secolo, quando fu ricavato un piano ammezzato nella parte s;d, furono sostituite da altre bifore che alterarono sensibilmente il disegno della facciata. A coronamento della gigantesca muraglia si erge il ballatoio, con un camminamento coperto, costruito in aggetto e poggiante su beccatelli decorati in origine con teste umane ed animali erose dal tempo e dall’incuria ma ancora in parte visibili nella facciata posteriore. Ai quattro angoli del ballatoio, erano delle nicchie nelle quali, nel 1348, trovarono posto altrettante statue del Marzocco, leone divenuto simbolo della città, tanto che esemplari in carne ed ossa erano allevati in recinti alle spalle di Palazzo Vecchio. Nicchie e Marzocchi furono poi eliminati per pericolo di crolli. Per finire, i semplici affacci ad arco del ballatoio coperto sono coronati da altrettanti merli rettangolari, che proteggevano un camminamento scoperto. I1 palazzo poteva dirsi terminato nella sua struttura essenziale nel 1302, tanto che i Priori e il Gonfaloniere potevano prenderne possesso. La torre invece fu terminata circa trent'anni dopo e, in attesa del suo completamento, la campana dei Priori fu collocata su una struttura di legno provvisoria. Fondata, come si è detto sulla preesistente Torre dei Foraboschi, la torre del palazzo raggiunge l'altezza principale. Poggia in parte sul sodo della murature e in parte sui beccatelli del ballatoio. A circa metà dell’altezza sporge la rocca, sorretta da beccatelli e coronata da merli ghibellini, e ancora sopra e la cella campanaria dove nel 1344 fu posta la campana che chiamava a raccolta i cittadini. La posizione della torre, alla cui base non si potevano praticare aperture, costrinse ad addossare la porta principale del palazzo all'angolo sud della facciata. La stona del palazzo è soltanto cronaca di ordinari e straordinari restauri, resisi necessari per il fisiologico deterioramento della struttura secolare dell'edificio o per eventi eccezionali, come il disastroso incendio del 1690. A volte però gli interventi si rivelarono quantomeno discutibili, come quello operato da Bernardo Fallani nel 1791, che fece intonacare e dipingere a falsa pietra le bozze in pietra della torre e del ballatoio e sostituire le mostre in pietra forte delle bifore con mostre in marmo bianco. O anche l’intervento di Giuseppe Martelli che nel 1848, volendo adattare l'austera Sala de' Dugento a sede del Senato Toscano, vi costruì una specie di teatro di legno con un lezioso colonnato con archi e capitelli ionici. All'inizio dell'Ottocento, un altro discutibile intervento di Giuseppe Del Rosso aveva tolto di mezzo la "ringhiera" sulla facciata del Palazzo, che aveva resistito per cinque secoli, ospitando in carne e ossa la Signoria fiorentina ed esponendone in bella mostra i simboli, rappresentati dal David di Michelangelo, dal Marzocco e dalla Giuditta di Donatello. 

I restauri del nostro secolo, inaugurati nel 1908 con grande impegno da Alfredo Lensi, sono stati ispirati da una maggiore attenzione filologica e dal rispetto per quanto rimaneva dell'intenzione originale dei costruttori e di chi nei secoli aveva profuso le proprie energie e il proprio sapere per ampliare ed abbellire l’edificio.

Nel 1923 fu restaurato il fregio dedicatorio sopra la porta principale, furono sostituiti i leoni e rifatto i1 fondo azzurro gigliato in oro.

Nel 1955 fu eseguito il restauro della facciata principale, furono consolidati i merli e sostituite le copertine in pietra serena, furono rifatti gli stemmi dentro i beccatelli; furono sostituiti i davanzali del camminamento di ronda.

Nel 1968 fu intrapreso un altro intervento alla facciata, furono sostituiti parte dei ricorsi e consolidati i beccatelli.

Nel 1986 fu eseguita la revisione del paramento di facciata, consolidate alcune parti di bozzato ed eseguite alcune stuccature ai giunti. Fu infine eseguito il lavaggio dell’intera superficie del bozzato in pietra forte e delle bifore di marmo.

 

La Torre d’Arnolfo

La tradizione vuole che la Torre di Arnolfo sia stata innalzata su quella dei Foraboschi, ma molto si è discusso in passato se ne avesse utilizzato le sole fondamenta o anche lo sviluppo verticale. La cronaca che il Villani dà della costruzione fa infatti supporre che della vecchia torre fossero state utilizzate le sole fondamenta: "Nel detto anno 1298 (si legga 1299) si cominciò a fondare il palagio e la torre dei Priori per lo comune et popolo di Firenze....et (i Priori) comperarono altre case di cittadini come furono Foraboschi e fondaronvi su il detto palagio e la torre de' PrioRI fondata in su una torre ch'era alta piu di cinquanta braccia ch'era de Foraboschi e chiamavasi tone della Vacca....".

Diverso è,·invece, il resoconto che Vasari ci dà nella Vita di Arnolfo: “…..oltre che vollero ancora (alcuni) che si unisse e si accomodasse nel palazzo la torre de' Foraboschi chiamata la torre della Vacca, alta cinquanta braccia.... (ca. 29 metri) Per le quali cagioni niuno meravigliarci dee, se il fondamento del palazzo è bieco e fuor di squadra; essendo stato forza, per accomodar la torre nel mezzo e renderla più forte, fasciarla intono con le mura del palazzo...Avendo, dunque, Arnolfo ripiena la detta torre di buona materia, ad altri maestri fu poi facile farvi sopra il campanile altissimo che oggi vi si vede, non avendo egli in termine di due anni finito se non il palazzo". In sostanza Vasari sosteneva che Arnolfo avesse utilizzato per intero la vecchia torre, rinforzandola e costruendole intorno il palazzo.

L'indagine eseguita preliminarmente all’intervento di restauro della Torre effettuato negli anni ’70 del Novecento, condotta esplorando i cunicoli e i passaggi che si diramano sotto il cortile, al livello delle fondamenta del palazzo, ed effettuando saggi e misurazioni a varie altezze sulla muratura della torre, accredita la tesi sostenuta dal Villani. La Torre di Arnolfo fu costruita sulle sole fondamenta di quella de' Foraboschi, che erano di forma irregolare e che imposero alla nuova costruzione una pianta trapezoidale. Fu certamente innalzata in due tempi; una prima parte corrispondente a quella inglobata nella muratura del palazzo e una seconda parte che corrisponde a quella che si eleva al di sopra del ballatoio. Ma queste due fasi non dovettero distare troppo fra loro, in quanto le due parti della torre hanno un tipo di muratura molto simile, del tutto diverso da quello adoperato per le fondamenta. Del resto, seguendo le vicende delle campane nei documenti d'archivio, si possono ricostruire anche quelle relative al completamento della torre. La campana della Signoria fu infatti collocata nel 1304 su un castello provvisorio in legno sulla piazza, poi nel 1309 fu posta sul palazzo: Nel 1318 risulta per la prima volta sulla torre, mentre solo nel 1333 viene coperta da un'edicola. Dunque, mentre il palazzo e la parte della torre in esso incorporata possono dirsi conclusi già nel 1302, la torre vera e propria fu costruita fra il 1310 e il 1333.

Vasari racconta che Arnolfo riempì "detta torre di buona materia", riferendosi alla malta mista a sassi con cui fu riempito l'interno fino al livello del ballatoio. Questa operazione è quasi certamente avvenuta in un epoca successiva; forse nel 1355, quando nella struttura si verificò un cedimento, oppure addirittura nel Quattrocento, nel quadro dei restauri condotti aa Michelozzo. Nel riempire la torre si curò di lasciare una piccola conduttura rettangolare, larga m 1.25x0.65, Non sappiamo esattamente quale fosse la funzione di questa specie di stretto camino, che dalle fondamenta sale fino al livelli del ballatoio, né ci convince la tesi formulata nell'Ottocento da Giuseppe Del Rosso, secondo il quale corrispondeva a una misura antisismica.

All’interno delle mura del palazzo la torre ha forma trapezoidale, ma all'altezza del ballatoio presenta una pianta rettangolare (ca. 8x6.35 metri). Verso la piazza aggetta di circa un metro e mezzo rispetto alla facciata e poggi su cinque beccatelli, che ne convogliano il peso sulla muratura sottostante. All’interno una ripida scala in pietra di 245 scalini conduce alla rocca. A circa metà percorso, dietro una porta in legno si apre una piccola cella con volta a botte e finestra; è il cosiddetto Alberghettino dove nel 1433 fu rinchiuso per circa un mese Cosimo il Vecchio, sospettato di aspirare alla Signoria della città. Se per Cosimo il soggiorno nella torre fu solo una breve parentesi nella sua rapida ascesa verso il primato, per fra Girolamo Savonarola, sessantacinque anni più tardi, fu invece il tragico trampolino verso la pubblica condanna e la fine sul rogo in piazza. Il ballatoio della rocca poggia, come quello che corona la facciata, su beccatelli, mentre piccole finestre rettangolari, inframmezzate da colonnini, danno la luce al camminamento interno. I merli a coda di rondine, che sovrastano la torre, sono stati purtroppo rimaneggiati durante un restauro del nostro secolo e il loro disegno ne risulta pesantemente alterato. L’edicola a copertura della campana poggia su quattro gigantesche colonne con capitelli corinzi. La cuspide di rame, con palla, l’asta e il marzocco in rame dorato furono aggiunti solo nel 1453.

Verso la metà dell’ottocento l’architetto Martelli eseguì vari interventi sulla torre , in particolare fu consolidato l’angolo verso la Loggia dei Lanzi.

Le opere di restauro della torre più consistenti del Novecento, precedenti l’intervento conclusosi nel 2004, furono eseguite fra il 1970 e il 1981 e consistettero nella sostituzione della banderuola con copia in vetroresina dorata, nel ritrovamento del piano di calpestio al posare dei legni della cuspide e conseguente restauro della cuspide, nel restauro ed integrazioni delle catene ai vari livelli, nel restauro della cella campanaria e nella revisione del paramento in pietraforte.